- Sai, in tutta onestà non me l'aspettavo che fosse così difficile.
- Cosa?
- Esistere, vivere, mettere in fila un giorno dopo l'altro, su una strada che non sai neanche dove ti porterà... ammesso che porti da qualche parte.
- E' così perchè hai scelto che fosse così. Hai scelto la strada difficile, quella irta di domande e pensieri. Per molti, moltissimi, non è così: se ti abbandoni al flusso delle cose, vedrai, arriverai al giorno della tua morte e non ti accorgerai nemmeno di avere vissuto.
- Non mi sembra una bella alternativa, esistere senza chiedersi perchè. Esistere senza cercare una spiegazione dell'esistenza stessa. Mia e di tutto quello che mi circonda. Alla fine mi sembrerebbe davvero di aver vissuto inutilmente.
- Già, il solito problema delle forme di vita che hanno coscienza di se stesse. Il dramma dell'autocoscienza è proprio quello, l'ingenua illusione di essere importanti per il semplice fatto di esistere ed essere senzienti. Non appena prendono coscienza del fatto di esistere, elaborano teorie e religioni in cui sono al centro di tutto ciò che esiste. Al centro dell'universo, del tempo, dello spazio.
Ironicamente, la loro stessa capacità di evolvere regala loro una visione sempre più dettagliata di quanto poco significativi siano, relegati nello spazio e nel tempo, alla deriva in un mezzo di cui non riescono neanche a cogliere l'essenza ultima. Ma la loro fede in qualcosa di sovrannaturale, combinata con la fede dei loro simili in loro, li salva dal baratro.
Leggo nelle loro menti : "Ma...io devo esistere per qualche motivo. Devo essere importante per qualcosa. O per qualcuno". Ecco! Per qualcuno. Un dio che li ama, un popolo che ha bisogno di loro, una tribù che li segue, degli ascoltatori, dei lettori, una famiglia... tutto pur di soddisfare quel bisogno di essere al centro di qualcosa.
- Sarà. A me non sembra che questi stratagemmi possano colmare il vuoto che lasciano certe domande.
- Non possono infatti. Ma rendono il fardello più leggero, distraggono la mente dalla vera risposta, che per molti può risultare troppo desolata per poter essere accettata. E dire che basterebbe semplicemente accettare l'evidenza, ed avere l'equilibrio di prenderne atto senza sconvolgere la consueta conduzione della propria esistenza. Anzi, una volta accettata la realtà, le cose andrebbero indubbiamente meglio.
- Quale realtà?
- Quella che è scritta nell'universo. Il fatto di essere una coincidenza. Di essere un evento unico e rarissimo su piccola scala, ma qualcosa che può succedere su scala cosmica. Una fortunata (ma fortunata per chi?) sequenza di eventi che hanno portato dei quark a costituire degli essere autocoscienti. Il fatto che si tratti di un evento singolare non implica che si tratti di un evento importante (ma importante per chi?).
- Quindi la mia domanda "Perchè esisto" non ha senso?
- Oh si che ne ha. A patto di accettare la risposta e tutto quello che implica. Ma pochi ce la fanno.
- E sarebbe?
- Lo sai qual'è. Per Caso.
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