Realizzo con rammarico che ci sono angoli della mia anima che non riesco a raggiungere. Non ricordo di averli raggiunti in passato, nè da quanto sono al corrente della loro esistenza; non so se imputare la loro irraggiungibilità a una qualche forma di espansione della coscienza o ad una sopraggiunta impenetrabilità di parti di essa.
Li riconosco grazie alle emozioni che vi si rifugiano in clandestinità, alimentando quel senso di ansia latente che, dopo un pò, rimane l'unica spia a denunciarne l'esistenza. Mi sono fatto un'idea in proposito, credo si tratti delle infinite parti che potrei interpretare, degli infiniti io cui un improbabile autore potrebbe dare forma, se prendesse a cuore una delle infinite possibili storie di me.
Pensandola così, la materia oscura della mia anima mi risulta un fardello più sostenibile, e l'ansia si trasforma in nostalgia per i drammi che non potrò mai recitare. Un triste contrappunto alla curiosità della mia parte infantile che non smetterà mai di sognare di poterli mettere in scena tutti indistintamente.
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