sabato 24 luglio 2010

Una solitudine troppo rumorosa

Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e cosí in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e cosí in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me cosí a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari.

Bohumil Hrabal

mercoledì 9 giugno 2010

Passi

Piccoli passi (in avanti?) sul filo del mio presente, abbagliato dalla luce del bullseye dell'adesso, padrone di tutti i minimi dettagli all'interno del metro e mezzo di spazio illuminato, fin troppo illuminato; così sopraffatto dagli infiniti dettagli del presente che non riesco a pensare al suolo del prossimo passo, alla direzione del prossimo pensiero. Esisto nel mio precario cono di luce, a volte osservando ottusamente le ombre del passato, quasi sempre sperando che, qualsiasi cosa ci sia un metro, o un minuto, più avanti, il mio bullseye non mi abbandoni. Accecato dal presente, a malapena memore del passato e del tutto ignaro del futuro, sorrido accettando in pieno il mio essere insignificante. E accenno il prossimo passo.

giovedì 3 giugno 2010

Fisheye

Della prospettiva mi piace la presenza dei punti di fuga. Ben tre punti dove tutto converge, tre punti verso i quali tutte le linee corrono senza, ironia del destino di molti, arrivarci mai. Come alla base dell'arcobaleno, qualcosa di speciale succede nei punti di fuga, tutto si condensa in un singolo punto. E il mio sguardo, e la mia anima con lui, scruta nelle direzioni dei punti di fuga, sfuggendo la realtà immanente e vicina, troppo rivelata e presente. Mi ci perdo, all'inseguimento dei punti di fuga.

Eppure, ci sono dei momenti in cui avrei bisogno di un fisheye per piegarmi la realtà intorno. Niente più linee che divagano, ma curve che mi racchiudono, regalandomi la sicurezza e la serenità di stare ancora al centro di qualcosa.

mercoledì 19 maggio 2010

mercoledì 12 maggio 2010

Fotoni

A volte passo la notte intera osservando la luce fioca e i dettagli incerti di galassie lontane, sforzandomi di mantenere la visione distolta a fuoco; non è facile, con tutto quel silenzio, con tutta quell'immensità dispiegata davanti a me. Spesso mi perdo in stati di pura beatitudine, mi sento appagato per essere semplicemente parte di un tutto incommensurabile. Altro che dio, altro che religione. Mi annullo in quelle immensità. Poi, di colpo, gli impulsi ottici hanno la meglio sulla mia attenzione, e ritorno a guardare ciò che vedo. Fotoni. Particelle e onde, dualità assoluta. Miliardi di stelle che li hanno emessi, milioni di anni fa. Dopo un viaggio che faccio fatica a contenere, eccoli attraversare la lastra correttrice del telescopio, rimbalzare sullo specchio primario, poi sul secondario, attraversare l'oculare e posarsi sui bastoncelli della mia retina. Quei fotoni sono parte della galassia che sto osservando, sono la sua energia; sono nati lì, e dopo un viaggio infinito muoiono nel mio occhio. Mi interrogo sul loro scopo; ammesso che ne abbiano uno, questo sembra essere proprio quello di mettermi a conoscenza dell'esistenza del loro mittente, la galassia che sto osservando. Credo che l'Universo sarebbe felice di sapere che una parte di esso ha acquisito un livello di coscienza tale da comprendere il messaggio racchiuso nei suoi fotoni. Toh! Che stupido! L'Universo lo sa.

sabato 1 maggio 2010

mercoledì 21 aprile 2010

Rinascite

Pensa, per un attimo, che sia vero, che ci trasciniamo in un ciclo infinito di reincarnazioni.
Pensa alla trappola impietosa dell'oblio, che ti fa ricominciare ogni volta daccapo, ignorante.
La mente fatica ad immaginare, il cuore non regge il peso.
Commettere infiniti errori, infliggere infinite sofferenze a se stessi e agli altri.
Vivere infinite volte il senno del poi, e infinite volte consumarsi nel rimpianto.
Miliardi di scelte fatte alla cieca, l'errare ottuso, l'interminabile picchiare contro una moltitudine di muri.
Eppure, non posso fare a meno di credere che, immersi nella casualità più assoluta, certi cammini si manifestino sempre uguali, non tanto in termini di percorso quanto di punti di arrivo. VOGLIO credere che tu, o meglio, le infinite proiezioni della tua essenza, siano le inevitabili tappe delle mie esistenze. Solo questo può spiegare la sorniona consapevolezza del mio sorriso quando ci tocchiamo l'anima, lacerando per un istante l'oblio.