Ho un bagno ampio, spazioso. Un bagno con piastrelle bianche, simpatiche, e una maledetta greca in cima, che mi sforzo di ignorare perchè vorrei fosse bianca anche lei. Ma non è del bagno che voglio parlare, bensì della tenda che copre la finestra di questa stanza.
E una tenda come tante, a pannello, liscia, di cotone, con un minimo di lavorazione che la attraversa verticalmente ad ogni terzo della sua estensione. E' proprio la sua semplicità a renderla unica; se fosse stata appena più lavorata, non avrebbe potuto aspirare a diventare la mia lente sul mondo.
Si, è proprio così, mi piace come si vede il mondo attraverso la mia tenda di cotone bianco. E' un piccolo mondo, visto l'orientamento della finestra del mio bagno, fatto di tetti di case. E' un mondo senza terra, che comincia col cielo e termina coi tetti. La mia tenda me ne offre una visione del tutto singolare, privandolo del rigore spigoloso delle forme e della precisione Pantone dei colori, trasformando le albe e i tramonti in suggerimenti di albe e tramonti, i tetti in ipotesi di tetti.
Le prime volte sono rimasto affascinato da questa visione senza nemmeno sapere perchè; poi pian piano, con la stessa pazienza che serve allo sviluppo della visione periferica, ho imparato a guardare oltre mentre guardo attraverso, e ho scoperto che il piccolo mondo attraverso la tenda era ben più grande, colorato e ricco di quanto pensassi.
Dal giorno che la mia tenda mi ha aperto gli occhi, vado sempre in giro con un pezzetto di tenda bianca in tasca, che metto davanti agli occhi quando vi incontro, perchè sono le vostre dimensioni nascoste che mi affascinano, e non posso pretendere che passiate tutti davanti alla finestra del mio bagno.
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