Come un antico cavaliere mi vesto con gesti lenti, assicurandomi che tutte le parti dell'equipaggiamento siano al loro posto, trattenuti fermamente dalle zip, dai velcri e dagli elastici.
Il parquet manda riflessi rossigni sulle pareti della stanza, mentre mille stiletti di sole si insinuano nelle fessure della persiana socchiusa; qualcuno colpisce gli inserti in titanio facendoli luccicare. Sarà una giornata calda, giornata di fatica e sudore. Sorrido mentre l'eccitazione cresce.
Mi assicuro che la scarpetta interna degli stivali sia ben chiusa prima di tirare su la zip e serrare la cremagliera; mi alzo in piedi e mi avvio verso il box, dovrò lubrificare gli stivali prima o poi, mi dico mentre il cigolio regolare del paracaviglie accompagna i miei passi.
Tiro su la saracinesca e il sole estivo invade l'angusto spazio del box, rubando spazio al buio fino a quando una sarabanda di riflessi mi colpisce in volto in una mistura di neri rossi e argento.
Eccola.
Accarezzo le sue forme con lo sguardo, pregustando il momento in cui aderirò con il mio corpo al suo e saremo insieme una cosa sola; fra molto molto poco.
La monto con cautela e decisione e comincia il consueto processo di fusione fra me e lei; tolgo il cavalletto e la tengo in equilibrio fra le gambe, ne prendo possesso per l'ennesima volta, sempre con la stessa emozione, sempre con la stessa intesa e complicità
Ricordo quanto tempo ci abbiamo messo a sviluppare questa fiducia reciproca, quanto tempo per fidarsi l'uno dell'altro - lei ad affidarmi i suoi 180 cavalli e io la mia vita.
Beh, è ora di sentire la sua voce, ora di pigiare il tastino dell'accensione e sentire che storia mi vorrà raccontare stavolta con il suo ringhio sommesso. Mi inebrio della sua voce, dapprima incerta e irregolare e poi sempre più costante. Solita pacca sul serbatoio lucido e via fuori dal box.
I gesti si fanno febbrili, è tempo di mettere su il casco, un ultimo controllo a tutto l'equipaggiamento e su i guanti.
Sento che ha voglia di andare, almeno quanta ne ho io. In cuor mio una piccola preghiera per una buona sorte lungo la strada e consumo il rito finale: piego il busto in avanti, saggio i semimanubri con entrambe le mani, stringo le manopole con la leggerezza di una carezza e sollevo il piede sinistro a cercare la prima.
Leì è una cavalla di razza e con un "clac" fa un piccolo scatto in avanti... adesso la voglia di strada si tocca, si annusa, si morde.
Ok bella, le dico nella mia testa con un accento di rispetto, lascia che io sia il tuo cavaliere ancora una volta.
Un piccolo movimento della mano sinistra e ci muoviamo, ancora qualche metro e guadagno la pedalina destra; non c'è più lei, non ci sono più io. Adesso siamo un tutt'uno, adesso CI sento, adesso si va.
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