mercoledì 12 maggio 2010
Fotoni
A volte passo la notte intera osservando la luce fioca e i dettagli incerti di galassie lontane, sforzandomi di mantenere la visione distolta a fuoco; non è facile, con tutto quel silenzio, con tutta quell'immensità dispiegata davanti a me. Spesso mi perdo in stati di pura beatitudine, mi sento appagato per essere semplicemente parte di un tutto incommensurabile. Altro che dio, altro che religione. Mi annullo in quelle immensità. Poi, di colpo, gli impulsi ottici hanno la meglio sulla mia attenzione, e ritorno a guardare ciò che vedo. Fotoni. Particelle e onde, dualità assoluta. Miliardi di stelle che li hanno emessi, milioni di anni fa. Dopo un viaggio che faccio fatica a contenere, eccoli attraversare la lastra correttrice del telescopio, rimbalzare sullo specchio primario, poi sul secondario, attraversare l'oculare e posarsi sui bastoncelli della mia retina. Quei fotoni sono parte della galassia che sto osservando, sono la sua energia; sono nati lì, e dopo un viaggio infinito muoiono nel mio occhio. Mi interrogo sul loro scopo; ammesso che ne abbiano uno, questo sembra essere proprio quello di mettermi a conoscenza dell'esistenza del loro mittente, la galassia che sto osservando. Credo che l'Universo sarebbe felice di sapere che una parte di esso ha acquisito un livello di coscienza tale da comprendere il messaggio racchiuso nei suoi fotoni. Toh! Che stupido! L'Universo lo sa.
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